Mission Statement 2026

Il Razzismo è una Brutta Storia

Il 15 settembre 2008 la città di Milano si sveglia con la notizia che un ragazzo è stato ucciso perché nero. Abba ha 19 anni, è nato a Cinisello Balsamo da genitori originari del Burkina Faso, vive la sua vita, fino a quando non incontra i proprietari della tabaccheria che, chiamandolo n***o, lo pesteranno a morte. L’editore Feltrinelli con le Librerie Feltrinelli, insieme a figure chiave con cui collabora e all’agenzia di comunicazione Tita, lanciano la campagna permanente Il Razzismo è una brutta storia, che nel 2011 diventa Associazione con la mission di “combattere il razzismo attraverso la cultura e l’educazione, intervenendo in tutti i luoghi in cui si diano esperienze di educazione e formazione e dove si possa dispiegare una battaglia contro razzismo, discriminazione, emarginazione e solitudine forzata”.

Diciassette anni dopo, riflettiamo su cosa distingue Razzismo Brutta Storia da altri attori dell’ecosistema antirazzista e su che ruolo può avere oggi nel quadro delle pressanti necessità che viviamo, data la sua natura e date le lezioni apprese in questi anni. 

L’obiettivo è condividere quello che siamo al fine di sviluppare le attività presenti e future in linea con un potenziale specifico, che possa produrre efficacemente risultati e impatto per tutta la causa – e la galassia – antirazzista. 

Un progetto culturale

Il primo aspetto distintivo riguarda la genesi di Razzismo Brutta Storia come campagna di sensibilizzazione e comunicazione promossa da una realtà come Feltrinelli, che ha fatto della sua stessa presenza nella cultura e nel territorio un veicolo non solo di attività commerciali ma profondamente valoriali e dedicati da settant’anni alla costruzione di una cittadinanza più consapevole e critica. La natura dell’associazione come progetto culturale autonomo, autorevole e indipendente contraddistingue RBS ancora oggi e la rende un unicum nel panorama italiano e globale

Focus su giovani, libri, librerie, storie e emancipazione 

Questo aspetto di unicità, si intreccia ad un taglio specifico definito alle origini. Lo shock per l’assassinio di Abba era stato elaborato con l’idea che reagire e contrastare il razzismo non fosse  una questione ‘morale’ e di ‘solidarietà’ ma una necessità per tutte e tutti, un bisogno di difendersi dalla paura e soprattutto dall’industria della paura. In un mondo caratterizzato da sempre maggiori disuguaglianze e un aumento delle migrazioni da parte di chi desidera spostarsi là dove trova più opportunità, il razzismo sarebbe stato una merce sempre più appetibile, in termini di ritorno economico e di consenso, e contrastarlo una questione di dignità per la società tutta

Come? Con una campagna permanente che – attraverso la cultura, la formazione e le storie delle persone razzializzate e che subiscono il razzismo – sottraesse l’antirazzismo al dibattito astratto e strumentale della politica e lo riportasse alla coscienza delle persone.

A questo si aggiungeva la comunicazione e la creatività come risorsa e risposta, e  l’identificazione delle nuove generazioni come portatrici di quel nuovo, utile ad un cambiamento nella legge di cittadinanza

Questi tratti distintivi iniziali sono stati portati avanti con iniziative e produzioni tra scuole, carceri, biblioteche, librerie, festival e piazze, con collaborazioni con esperte ed esperti dai diversi background, istituzioni, associazioni e attivisti. Nel frattempo il contesto evolveva, in peggio.

Una questione tutt’altro che risolta

Abbiamo visto negli anni la moltiplicazione delle soggettività razzializzate e discriminate e, al contempo, abbiamo assistito a un generale arretramento del movimento antirazzista e un peggioramento, operato da governi di destra come di sinistra, delle leggi che normano l’immigrazione e la cosiddetta “integrazione” o “inclusione”. Ostacoli burocratici e culturali minano ogni giorno la dignità, la vita e la sicurezza delle e degli abitanti dell’Italia che hanno background migratorio

L’industria della paura, tra politica, media e attori dell’economia, è sempre un business redditizio a livello finanziario e di consenso politico. Molti altri ‘Abba’ – da Willy Monteiro a Moussa Diarra a Konte Alhagie – in questi anni hanno perso la vita per mano di singole persone o del razzismo come sistema

Gli esiti del referendum cittadinanza del 2025 hanno mostrato la debolezza dell’immaginario antirazzista, con uno scollamento tra il tema dei diritti sul lavoro e il tema del diritto per le minoranze a una stabilità, percepito come ultimo tra gli ultimi. 

In un quadro di militarizzazione, genocidi, inquietudine per il futuro, il movimento antirazzista tra attivisti razzializzati e realtà del mondo bianco ‘solidale’ ha faticato in questi anni a parlarsi e costruire un nuovo immaginario. Questa difficoltà ha a che fare, naturalmente, con la natura stessa del razzismo come sistema che mantiene potere diseguale, nel quale siamo immersi a livello locale e globale.

Amo i miei capelli foto©Masiar Pasquali

Il metodo RBS vuole partire dalla messa in gioco a livello personale, per capire come la cultura ‘violenta’ in cui siamo immersi ci possa portare a riprodurre la violenza verso chi percepiamo meno potente di noi. RBS non sale dunque in cattedra a insegnare, ma facilita attraverso gli strumenti della comunicazione nonviolenta una conversazione che non giudichi e non escluda nessuno, e interpelli anzi tutte le esperienze per costruire relazioni più sane in grado di trasformare la società tutta in un posto più consapevole, giusto e bello da vivere. 

Scrive Enrico Regazzoni in La casa dei libri, per i 70 anni della casa editrice Feltrinelli: “C’era una volta un editore, Giangiacomo Feltrinelli, che credeva nei libri come strumenti di cambiamento. Questo è il racconto di quella fede: di un’editoria che voleva incidere nella storia, formare coscienze, accendere rivoluzioni. E di chi ha imparato, dentro quella casa editrice, che pubblicare un libro è sempre un gesto sovversivo.” 

Alla luce dunque della nostra storia, delle lezioni apprese in questi anni e delle sfide specifiche, RBS continua, e continuerà, insieme a Feltrinelli e alla sua rete di esperti, partner e collaborazioni, a essere:

  1. Veicolo di una campagna permanente sulla necessità di dire no al razzismo, come necessità non morale e non buonista, ma di collettiva e mutua liberazione, a partire dalla messa in gioco del ‘personale’ anche attraverso la cultura, l’editoria intesa come osservatorio delle idee e delle voci, e tramite gli strumenti della comunicazione non violenta, con il coinvolgimento di scuole e giovani, spazi di aggregazione, biblioteche, festival, librerie, e contamini ogni luogo, e un focus sulla Storia e le storie come strumenti di risveglio ed emancipazione
  1. Progetto associativo per difendere e diffondere la cultura antidiscriminatoria in modo capillare su tutto il territorio, fuori dalle grandi città, e intrecciando progetti e iniziative a livello europeo e globale. Come agli inizi con il Bando Antiracism good pratice collection, che raccoglieva spunti e iniziative da tutta Italia, l’associazione vuole continuare a conoscere e farsi conoscere attraverso le librerie, luoghi per un antirazzismo accessibile e aperto e declinato sulle esigenze dei territori
  1. Incubatore di incontri, scambi, pubblicazioni e chiavi di lettura per comprendere l’oggi e tessere relazioni per combattere ogni forma di discriminazione e razzismo promuovendo al tempo stesso la cultura della convivenza pacifica e generativa
  1. Agente di formazione per istituzioni ed enti attraverso la valorizzazione delle voci e degli approcci più avanzati nel contrasto del razzismo a tutti i livelli

Il Razzismo è una brutta storia. Cambiamola insieme.